La Diga

Il gruppo con cui ho svolto l’attività che vi racconto oggi è complicato. Non perché i ragazzi siano particolarmente vivaci o disinteressati, anzi, ma perché sono un bel numero (circa quindici) di adolescenti con età diverse (dalla prima alla terza media), tutti di sesso maschile, con una sola eccezione.

L’idea era quella di costruire la diga proposta dalla libreria di Lego WeDo 2.0 senza però limitarci all’assemblaggio dei pezzi e alla programmazione: volevo, infatti, aggiungere un approfondimento storico e un po’ di creatività, per coinvolgere tutti, nessuno escluso e per rendere il laboratorio il più possibile vario e interdisciplinare. Nonostante sia molto semplice collegare la robotica ad altre materie, la storia rischia di rimanere l’ultima opzione. Spesso è più facile trovare agganci con la matematica, con la geometria, persino con italiano, basti pensare a tutti i lavori sullo storytelling che si possono fare.

L’argomento diga, però, mi ha dato l’opportunità di parlare ai ragazzi di un avvenimento storico tanto importante quanto tragico per il nostro paese: il disastro del Vajont.  Abbiamo navigato insieme in rete alla ricerca di qualche notizia che ci aiutasse a capire meglio cosa fosse successo il 9 ottobre 1963, abbiamo visto quanto sia sempre importante collegare gli aspetti ingegneristici a quelli ambientali e come, purtroppo, non sia facile ottenere la dovuta chiarezza e conoscere le reali responsabilità a seguito di disastri come quello avvenuto ai piedi del monte Toc.

Fatta questa premessa storica, i ragazzi hanno contemporaneamente costruito la diga e realizzato l’ambientazione, utilizzando materiali di recupero, fogli, pennarelli e plastilina. Sono nati così mondi fantastici, caratterizzati da grandi laghi azzurri, mongolfiere, sponde fiorite, cisterne, strani animali acquatici e alberi viola:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La costruzione della diga e la programmazione del movimento, con tanto di sensore che automatizzasse l’apertura e la chiusura del passaggio all’arrivo della barca, è quasi passata in secondo piano di fronte ad ambientazioni così belle, dimostrando ancora una volta le potenzialità di un laboratorio di robotica educativa.

La commistione di mattoncini Lego, plastilina e materiali di recupero è stata vincente. Se avessimo avuto più tempo a disposizione avremmo potuto aggiungere anche qualche LED per illuminare il paesaggio, approfondire le nostre ricerche, inventare una storia, completa di storyboard e personaggi.
Ci penseremo un altro giorno!

 

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