Connessioni e futuro

Ci stiamo avvicinando alla fine di questo quindicesimo Festival della Scienza e cominciamo a tirare le fila di Contact City.

Allestito in una location del tutto nuova per noi, il nostro laboratorio è semplice ma articolato. Quattro grandi tavoli per le squadre, una postazione per i materiali di recupero, un proiettore e una lavagna. Sono gli arredi, più che sufficienti, che abbiamo scelto per farvi entrare a Contact City, una città che funziona solo se ci si tiene per mano.

Quando ho scritto che Palazzo Verde è un posto completamente nuovo per SdR non era del tutto vero: accanto alla stanza del laboratorio c’è Remida Genova, il centro di raccolta materiali dove ci riforniamo ogni volta che dobbiamo organizzare un’attività. Infatti, anche in questa occasione, è merito loro se abbiamo a disposizione grandi quantità di cartone, barattoli, gommapiuma, tappi, cavi e tutto quello che ci serve per costruire i quattro monumenti principali di Contact City: il Bigo, la Lanterna, Porta Soprana e la nuova sede di Scuola di Robotica (di cui vi parleremo presto!).

Abbiamo scelto di concludere il post con una brevissima intervista: quest’anno tra gli animatori del laboratorio c’è anche Gabriele, il fratello minore di Davide. Partecipa al Festival per la prima volta e ci è sembrata una buona idea porgli un paio di domande, per entrare nello spirito di questa bella e grande manifestazione. Trasferiamo il breve botta e risposta qui sotto, ma vi anticipiamo già che quello che Gabriele ci ha detto è  perfettamente in linea con ciò che provano tutti gli animatori, in particolare se sono all’inizio di questa avventura!

Quanti anni hai e cosa studi esattamente?
Ho 21 anni e frequento il terzo anno di “Design del Prodotto e della Nautica” all’Università di Genova.

Ci dici le tue impressioni sul Festival? Un tuo giudizio, un tuo parere su questa esperienza:
Come mio primo anno la cosa che mi ha stupito e mi è piaciuta di più riguardo al Festival della Scienza è il fatto che con tutti gli animatori e con i ragazzi con cui parli si crea un certo di tipo di strana connessione, come se ci fossi già legato da tempo, anche se in realtà non è così.
Riesci a parlare molto, molto liberamente sia con gli animatori (moltissimo!), che conosci subito anche di altre parti del Festival, sia con tutti i ragazzi che vengono (al laboratorio ndr). È bello secondo me proprio per questo, perché in un ambiente così capisci molto di più sia quello che vai ad imparare sia come insegnarlo e come approcciarti a tutto quanto.

Se dovessi trovare una parola, un’espressione per definire questo laboratorio cosa useresti?
Connessioni, Futuro.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *