Sharper 2017: la Notte delle Ricercatrici!

Se c’è una cosa che mi ha colpita di Sharper 2017, la Notte Europea dei Ricercatori a cui abbiamo partecipato a L’Aquila, è la quantità di bambine che hanno seguito i nostri laboratori.

Finalmente, aggiungo io!

Che la robotica, come molte scienze (se non tutte), sia spesso e ingiustamente considerata una disciplina per soli maschi lo abbiamo già detto e ripetuto mille volte. Si usano i Lego, si parla di motori, a volte ci stanno di mezzo pure calcoli matematici, ruote e cavi elettrici… perché mai una bambina dovrebbe appassionarsi, o anche solo avere voglia, di confrontarsi con tutto questo?

Semplice: perché può essere divertente, interessante, stimolante, coinvolgente quanto qualunque altra attività. Tutto qui.

Naturalmente molto dipende, come al solito, dalla sensibilità e dall’approccio degli adulti: un genitore che accompagna la propria bambina a un laboratorio dove sa che probabilmente il 70-80% dei partecipanti sarà di sesso maschile e dove non sa, invece, come gli operatori gestiranno i gruppi, è secondo me un genitore coraggioso e lungimirante.

Coraggioso perché potrà capitare che la bambina si senta (e venga) esclusa, lungimirante perché nella vita le succederà moltissime altre volte se sceglierà di intraprendere un futuro scientifico e imparare a confrontarsi con questa situazione già da piccoli può essere utile. Lo è sempre? No, perché l’effetto contrario è dietro l’angolo: “ho seguito un laboratorio di robotica e nessuno mi ha fatto toccare un mattoncino di Lego, i miei compagni di gruppo mi hanno lasciata da parte, le mie amiche non sono venute (e, a conti fatti, hanno fatto bene!)”.

Ecco perché la responsabilità di insegnanti, educatori, formatori, animatori è enorme.

Ho scritto questo post perché venerdì scorso, durante la Notte Europea dei Ricercatori nelle aule del GSSI, la responsabilità l’ho sentita tutta, come divulgatrice e come donna. In un contesto caotico, in cui le attività difficilmente sono davvero organizzabili per età, in cui l’affluenza è enorme e continua, occorre avere mille attenzioni, notare le mani che non lavorano, gli occhi che si guardano attorno in cerca di ascolto, le schiene che si fanno compatte per escludere e i colli che si allungano per vedere. Ci sono i pianti, le lamentele velate e quelle urlate, le giustificazioni e le ammissioni. E poi, se ci si accorge in tempo del nodo da sciogliere, c’è l’accoglienza, ci sono i sorrisi e le braccia che si stendono per passare un pezzo, ci sono le ali rosa ritagliate e incollate insieme, ci sono gli sguardi più attenti all’estetica che notano un errore di montaggio fatale per la riuscita della missione, permettendo così di porre rimedio e raggiungere l’obiettivo.

Una grande sfida quotidiana che in certi contesti è così amplificata da rendere ancora più evidenti e preziose partecipazioni al femminile tanto numerose, sia che si costruiscano piccoli insetti luminosi (e velocissimi), sia che si programmino rover spaziali, sia che si tratti di scambiare un paio di battute con NAO.

Quest’anno il colore di Sharper era il rosa acceso e, per quanto mi riguarda, mai scelta fu più azzeccata… alla prossima!

P.S. Qui potete vedere le foto dei nostri lab!

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