Robotica e maturità

Oggi alla prima prova, quella di italiano, della Maturità 2017, una delle tracce è stata dedicata all’analisi del tema “La robotica e nuove tecnologie nel mondo del lavoro”.

Chi segue Scuola di Robotica e ha partecipato ai nostri corsi avrà discusso spesso il problema della sostituzione dei lavoratori umani da parte dei robot e avrà seguito le proposte di Scuola di Robotica che, attraverso la Roboetica, ha cercato di affrontare il problema con attenzione. Questa mattina, una delle tracce della prima prova degli esami di maturità per le diverse  migliaia di studenti che stanno affrontando l’esame è dedicata proprio agli effetti dell’invasione dei robot nel mondo del lavoro, non solo più nella manifattura, anche nei servizi.

Il testo che gli studenti, che avranno scelto questa traccia, hanno dovuto commentare è un articolo da Il  Sole 24 ore di Alberto Magnani, “Robot e intelligenza artificiale, i deputati Ue chiedono norme europee” del 17 febbraio 2017, che potete trovare qui.

L’articolo riferisce e riporta alcuni punti di una Risoluzione approvata dal Parlamento Europeo del 16 febbraio 2017, «Norme di diritto civile sulla robotica». Questa risoluzione (riportiamo il testo qui in allegato) è stata presentata dalla eurodeputata  socialista Mady Delvaux, e affronta i seguenti punti:

  • la creazione di uno status giuridico per i robot, con la prospettiva di classificare gli automi come «persone elettroniche» responsabili delle proprie azioni;
  • una vigilanza continuativa delle conseguenze sul mercato del lavoro e una proposta di investimenti necessari per evitare una crisi occupazionale;
  • un codice etico per gli ingegneri che si occupano della realizzazione di robot
  •  il lancio di una Agenzia europea per la robotica e l’intelligenza artificiale che sia «incaricata di fornire le competenze tecniche, etiche e normative necessarie».

Molti dei punti presentati dalla Risoluzione sono interessanti e condivisibili. Altri sono assai discutibili, come il riconoscimento dello status giuridico dei robot: “i robot autonomi più sofisticati devono essere considerati «persone elettroniche responsabili di risarcire qualsiasi danno da loro causato, nonché eventualmente il riconoscimento della personalità elettronica dei robot che prendono decisioni autonome o che interagiscono in modo indipendente con terzi»”. Che i robot siano da considerarsi “persone elettroniche” responsabili delle proprie azioni, con status giuridico speciale non trova sostegno in alcuna base di diritto nè normativa. La proposta eviterebbe in tal modo di assegnare responsabilità dirette agli umani che progettano, producono e programmano i robot. E’ una ipotesi che periodicamente è presentata da qualche parte e che avrebbe l’effetto di sollevare gli enti interessati dalle dirette conseguenze di errori, malfunzionamenti o danni prodotti dai  robot. In realtà, devono essere sempre gli umani i responsabili diretti.

Tra le proposte importanti vi è “l’istituzione di «un sostegno concreto per lo sviluppo delle competenze digitali in tutte le fasce di età e a prescindere dalla posizione lavorativa» (..) Incentivi ad hoc per Pmi e startup che spingono sulle nuove occupazioni nel settore: «sostegno alle piccole e medie imprese e delle startup nel settore della robotica che creano nuovi segmenti di mercato nel settore o che si avvalgono di robot».

Gli europdeputati dei gruppi Alde, Ppe e Ecr (la cosiddetta “destra”) hanno bloccato le ipotesi di sussidi per i lavoratori rimpiazzati dall’automazione e di una tassa sulla produzione dei robot. Questa proposta di una “tassa sui robot” è già stata avanzata da Bill Gates, con pochissimo successo. E’ certamente un’idea bizzarra, e senza basi, soprattutto se pensiamo che molti dei lavori che i robot svolgono sono inadatti a un umano: nessun umano dovrebbe lavorare nei reparti verniciatura del settore automobilistico, così come nessun umano dovrebbe lavorare in miniera, trasportare pesi, ecc. Mandiamoci i robot. Al contempo, però, assicuriamoci che le società robotiche paghino le tasse e che questa tasse siano utilizzate per compensare i problemi della disoccupazione.

La risoluzione ha proposto inoltre ” una «Carta robotica» sotto forma di un codice deontologico per gli ingegneri robotici, un codice per i comitati etici di ricerca e specifiche licenze per i progettisti, con vincoli come la garanzia di sicurezza per gli utenti e funzionalità di “privacy by design”: la tutela della privacy fin dalla progettazione del robot, in maniera tale che le informazioni private siano sempre protette e gestite dall’utente (e non dal robot o figure terze). Gli eventuali paletti potrebbero essere fissati da una «agenzia europea per la robotica e l’intelligenza artificiale»: la proposta dei deputati è istituire un organismo, dotato di bilancio autonomo, per monitorare gli sviluppi del settore, suggerire aggiornamenti normativi, definire e affrontare questioni di tutela per i consumatori”.

Fiorella Operto

 

foto di Andrea Sessarego

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