La scienza è femmina

Oggi qui sul nostro blog ospitiamo un’intervista speciale. Siamo in piena settimana Rosa Digitale e abbiamo pensato che potesse essere interessante porre qualche domanda a persone comuni, di sesso femminile, che lavorano nella scienza o che a contatto con la scienza hanno vissuto la loro vita.

Sui nostri canali social condividiamo spesso notizie su donne astronaute, donne della robotica, donne che hanno portato il coding a scuola e sono state pioniere di approcci innovativi per l’insegnamento delle STEM. A questo proposito, in occasione dell’8 Marzo, Campustore ha organizzato un webinar tutto al femminile, tenuto da esponenti donne del mondo della didattica e della divulgazione, tra loro interverrà anche Fiorella Operto.

La lunga intervista che vi proponiamo oggi, invece, è stata fatta a Maria Bozzano, docente di matematica ormai in pensione, nata in una generazione in cui affacciarsi alle materie scientifiche, ma anche solo decidere di studiare, per una donna non sempre era cosa semplice. Buona lettura!

Quando sei, anzi siete (Maria ha un fratello gemello ndr) nati?
Sono nata, anzi siamo nati, nel 1949.

In che tipo di famiglia sei cresciuta?
In una famiglia di contadini, poveri: non potendo ricavare dalla terra il minimo indispensabile per vivere, mio padre lavorava anche nell’industria, mia madre invece no: era stata licenziata appena incinta, perché bisognava liberare posti di lavoro per i maschi tornati dalla guerra.

Che ricordi hai di tua madre e del suo lavoro?
Lei, oltre a occuparsi di casa e figli, coltivava i campi, raccoglieva i prodotti, li portava a spalle al mercato, curava e mungeva la mucca, trasportava il latte al punto di raccolta. Tutti i giorni, con una fatica disumana e un profitto modesto.

Tu e tuo fratello avete potuto studiare?
Il mio gemello ed io abbiamo, anche per evitare un futuro simile, frequentato la scuola con impegno e costanza.
Ma… Lui era un maschio ed io una femmina.
Questo mi è stato sottolineato subito e ricordato spesso.

Cosa intendi per “mi è stato sottolineato subito e ricordato spesso”?
Per esempio la mia cameretta era la più buia, piccola e scomoda da raggiungere, perché io non sarei potuta uscire dopo cena e quindi non avrei attraversato altre stanze al mio ritorno. E così è stato. A casa alle 19, fino al giorno del matrimonio. Dai dieci anni in poi mi è stato proibito indossare pantaloni, di qualunque tipo e in qualunque occasione. Risultato? Raggiunta la maggior età (21 anni) ho eliminato le gonne dal mio armadio!

Le tue amiche vivevano la stessa situazione?
Sì, direi di sì. Inoltre tutte le mie compagne di gioco hanno interrotto gli studi a 11 o al massimo 14 anni. Operaie in una fabbrica, commesse in un negozio, aiutanti in una sartoria, lavoranti in campagna, donne di servizio (colf, diremmo oggi) presso qualche famiglia borghese….
Io invece ho potuto continuare a studiare.

Come sei riuscita a convincere la tua famiglia a farti studiare?
Dalla prima media in poi ho goduto di una borsa di studio e già a 15 anni aiutavo nei compiti i miei vicini di casa, previo piccolo compenso.
Terminato il liceo, mio padre ci disse che solo mio fratello poteva continuare gli studi. Lui però decise di anticipare il militare e rimandare l’iscrizione all’università a dopo il congedo.
Gliene sono grata ancora oggi, anche se io sono certa che avrei comunque trovato un modo per continuare gli studi.

Non deve essere stato facile inseguire questo tuo sogno. Raccontami come hai fatto.
Presalario, lezioni private, risparmi oggi inimmaginabili (una decina di chilometri a piedi, ogni giorno, per limitare la spesa di viaggio al solo abbonamento FS; sempre gli stessi vestiti; pranzi alla Casa dello Studente; libri presi in prestito nelle varie biblioteche…).

Nel tuo caso “lo scandalo” era doppio: non solo femmina all’Università, ma anche iscritta a una facoltà scientifica. Giusto?
Laurea in matematica il 14 luglio del quarto anno: questa è stata la mia “Presa della Bastiglia”!
Immediatamente domande di impiego in diverse industrie genovesi e contemporaneamente domande di supplenza in varie scuole pubbliche della Liguria e del Piemonte.

E l’insegnamento è così diventato la tua vita…
Sì, l’insegnamento è stata la mia prima e unica esperienza lavorativa che, mio malgrado, mi ha riconciliato con l’essere femmina (i docenti maschi, fuori dall’Università, erano davvero rari). Ma questo lavoro mi è apparso, da subito, talmente importante e appagante che non ho voluto rinunciarvi in nome di una parità di genere che, 45 anni fa, era davvero una chimera.

Rispetto alla tua esperienza credi che la situazione delle “donne-scienziate” sia oggi cambiata?
Anche se il numero di “ donne-scienziate” è aumentato negli ultimi decenni, restano pregiudizi e stereotipi che ostacolano scelte e carriere. D’altra parte secoli di predominio maschile (nel mondo della ricerca e non solo in quello!) non si cancellano in pochi anni.
Non per questo è giustificato arrendersi!
Ancora oggi, a parità di mansioni, le retribuzioni delle “scienziate” sono inferiori rispetto a quelle dei colleghi maschi e per loro l’avanzamento professionale in un ambito scientifico è più lento e difficile.

Come insegnante pensi che la scuola possa intervenire in qualche modo nell’accessibiltà delle STEM alle ragazze?
La scuola può, deve, aiutare tutti gli alunni, e le ragazze in particolare, a riconoscere e stimolare le proprie propensioni e a scoprire le professioni nelle quali potranno in futuro applicare e valorizzare al massimo capacità e preparazione scolastica.
Per aiutare le ragazze a scegliere discipline STEM perché non farle incontrare (anche attraverso eventi organizzati durante le ore di lezione) con istituzioni e associazioni che operano in ambito scientifico? Oppure facendo conoscere loro delle donne “scienziate” che attualmente lavorano in questo ramo del sapere: attraverso le interviste ad esse, le ragazze potrebbero chiarirsi i dubbi, superare le paure, rafforzare i progetti. Mi sembrano importanti anche il modo e gli strumenti della comunicazione: un linguaggio “giovane”, l’utilizzo dei social network e del web in genere, l’attendibilità e la possibilità di riscontro di ogni informazione, l’assenza di retorica…

 

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