Montagne

Inizia la scuola ed è tempo di promesse. Anche noi non possiamo farne a meno. Delle promesse. Perché chi si occupa di didattica, si occupa di una promessa, di una promessa che facciamo ai nostri studenti, di una promessa che facciamo a noi stessi, della promessa dei ragazzi per il loro futuro.  Imparare, migliorare, comprendere e capire.

All’inizio dell’anno scolastico questa promessa si pone dinanzi a un diario vuoto, alle penne nuove, ai tablet con le ultime app da scaricare, ai libri di testo che profumano di carta e di plastica, ai nomi dei nuovi prof. Spesso quando immaginiamo la nostra promessa sembra tutto possibile, ma poi arriva la realtà che pesa, che non profuma, che è fatta di sudore e stanchezza, che è fatta di occhi che si chiudono sui libri, di brutti voti, di incomprensioni. E spesso molti dei nostri ragazzi rinunciano a promettere. Rinunciano a cercare di fare meglio, affaticati dal peso che la nostra società affida loro, affaticati dalle promesse rimaste tali dei vecchi. Appesantiti da una società che è sostanzialmente una promessa mancata. Una società che promette libertà e uguaglianza e realizza muri e schiavitù.

Come far tornare la voglia ai giovani di promettere. Di prendersi delle responsabilità? 

Ma prima di rispondere a questa domanda (ammesso che io riesca a rispondere) mi ritrovo a pensare alle mie vacanze. Per la prima volta ho accettato di andare in montagna. Io nato e cresciuto di fronte al mare mi sono preparato le settimane precedenti alla vacanza, ho comprato pedule, magliette per il trekking, pantaloni che diventano short, calze per le lunghe camminate. Poi arrivato in montagna con la fidanzata, dinanzi alle Dolomiti mi sono bloccato. Spaventato! E tutte le promesse che mi ero fatto, di camminate e aria buona, di fresco e stelle alpine si sono dissolte. Di fronte a qualcosa che non capivo, che parla un linguaggio lontano dal mio mi sono fermato, mi sono impaurito e come tutti gli animali impauriti mi sono costruito un atteggiamento difensivo quasi aggressivo.

La lingua delle montagne è lontana dalla mia. E così le mie paure per giorni hanno preso il sopravvento, impadronendosi delle mie azioni e fermandomi. Non avevo voglia di imparare, di fare cose nuove, di cambiare. E allora ho capito quei docenti che di fronte alle mie lezioni su come cambiare la didattica sono scettici, e sembrano rendere tutto negativo. Hanno paura. Ed è così per tutti quei ragazzi che non vanno più a scuola, oppure che ci vanno ma solo per portare a casa un risultato minimo, che scelgono facoltà universitarie senza un sogno e senza una promessa. La paura blocca l’apprendimento. E la paura scaturisce da ciò che non capiamo, da ciò che parla una lingua diversa dalla nostra.

E allora si spiega la scuola che spesso intuisco, docenti depressi e studenti in fuga. Tutto frutto della paura. E del non creare linguaggi comuni. Abbiamo rinunciato a capire le lingue straniere, abbiamo rinunciato a capire la lingua del cinema e della televisione, gli adulti non hanno mai voluto comprendere la lingua dei videogiochi, dei fumetti e della tecnologia. E’ tutta questione di linguaggi e paure.
E allora cadono le promesse e le responsabilità.
Io di fronte alle montagne ero così. Piccolo. Senza ardore e senza passione.
Negli ultimi giorni di vacanza ho provato ad accettare maggiormente un mondo che non conoscevo e mi sono fatto diverse promesse. La principale è trovare una stele di rosetta che permetta alle mie paure di svanire.

E allora ecco quello che vi auguro, ad insegnanti e a studenti, di trovare la stele di rosetta, che vi consenta di capirvi. Di trovare un modo comune di comunicare. La paura svanirà, come i muri che stiamo erigendo per fermare chi viene da lontano e scappa dalla guerra. Svaniranno. La mia promessa sarà quella di ascoltare le paure dei docenti quando li invitiamo a cambiare la scuola, di ascoltare e di trovare “comunità” in grado di distruggere le barriere e creare ponti. E nella mia promessa di inizio anno un pensiero vola a chi una scuola aveva e ora non ha più. Ai bambini che a causa di guerre e terremoti si ritrovano soli. La nostra ultima promessa è quella di fare qualcosa per chi come loro non ha più scuole e probabilmente sogni.

Speriamo che le nostre promesse si realizzino, vi invito a seguirci ogni giorno per capire come ci proviamo e quando ci vedrete in difficoltà vi chiedo di aiutarci, a noi e alle nostre promesse. Sarà così più facile sconfiggere le nostre paure.

 

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