Pepper sbarca in Europa – Puntata 1

Siamo stati a Parigi alla presentazione europea dell’umanoide Pepper, il “fratello maggiore” di Nao.  Aldebaran, la casa produttrice di Pepper ha organizzato all’interno della fiera Innorobo una vera e propria presentazione a 360° del robot e delle sue attuali e future applicazioni.
Dal mio punto di vista la robotica diventa reale quando le applicazioni sono reali, utili, comprensibili e utilizzabili.
A Scuola di Robotica non abbiamo una passione concentrata solo  sulla tecnologia, non siamo affascinanti dal virtuosismo tecnologico ma dal suo utilizzo, dalla sua applicazione nella realtà.
Valutiamo la tecnologia quando è applicata alla realtà. Ovviamente siamo anche ricercatori e quindi ci appassioniamo alla sperimentazione e allo studio ma sappiamo che una tecnologia è reale solo quando si applica all’umanità, al mondo, alla realtà.
Lo sforzo di Aldebaran e Softbank (il partner asiatico che ha acquisito Aldebaran) è stato quello di mostrare a tutti gli operatori del settore applicazioni alla realtà.
E proprio di queste voglio scrivere.
Pepper ha una caratteristica che sarà un leitmotiv di tutti i futuri robot calati nella realtà: la condivisione cloud delle informazioni da robot a robot, da smartphone a tablet. Tutti i dati acquisiti potranno essere condivisi dalle diverse macchine che potranno interagire con ognuno di noi in maniera diversa in base al nostro profilo.
Per capire al meglio questa potenzialità vi porto in giro per gli stand della presentazione di Pepper a Innorobo.
Il primo caso che vi presento è quello più consolidato di una realtà Giapponese che sta lavorando con Pepper in case di riposo per anziani.
Pepper ha un tablet sull’addome. I ricercatori giapponesi ci hanno mostrato alcuni giochi (di memoria, di riconoscimento) che Pepper animandosi mostrava sul suo tablet.
La mia prima domanda è stata quale è il vantaggio di proporre dei giochi che si potrebbero utilizzare direttamente tramite tablet?
La risposta mi ha convinto.  Koichi Kondo, il ricercatore giapponese  presente allo stand ci ha raccontato di come un tablet non abbia alcun ingaggio sulla persona (soprattutto sugli anziani di oggi, mentre dovremo fare delle riflessioni sul futuro, oggi consideriamo tablet e smartphone delle nostre “protesi”) invece un robot che si muove (in maniera armonica), che ti guarda, che ha gli “occhi” grandi, diviene un elemento di ingaggio. E così l’uso volontario del robot, e sottolineo volontario del robot, all’interno della casa di riposo è diventato nei 3 mesi consecutivi di sperimentazione una piacevole abitudine.
Affermare che l’uso del robot è diventato una piacevole abitudine ci fa comprendere come non sia stata data importanza (giustamente) alla fase dell’effetto WOW che nel caso di questi strumenti coinvolge tutti, giovani, bambini, adulti e anziani.
Pepper inoltre memorizza gli utenti (senza chiedergli l’autenticazione, infatti nel caso di un sistema chiuso il riconoscimento visivo funziona bene), memorizza e condivide il tempo di utilizzo per ogni persona e le espressioni emotive legate alle fasi di utilizzo.
La condivisione di questi dati in grande scala andrà a incrementare i cosiddetti “Big Data”, potremo confrontare i dati di città diverse, nazioni diverse e potremmo capire meglio molte cose dei nostri comportamenti di fronte a queste macchine.
Ovviamente tutto questo dovrà essere regolamentato, dovremo essere consapevoli che i nostri dati che forniamo in maniera naturale (quindi veritiera) saranno condivisi da migliaia di macchine e gestiti da aziende private, da nazioni o organizzazioni pubbliche.
Pepper, come vedremo nelle prossime puntate, inizia a mostrarci come la robotica potrà aiutare nel business e nell’assistenza e contemporaneamente ci fa capire che per creare un mercato reale bisogna aumentare la consapevolezza di tutti. Che non significa raccontare queste macchine con stupore e meraviglia, ma con passione e conoscenza.
Nella prossima puntata scopriremo una applicazione medicale legata Pepper che si chiama Helios Care.

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