Intrecci

Oggi ospitiamo le risposte di Fiorella a qualche domanda sul recente viaggio in Cile, organizzato nell’ambito del progetto WOW!.
Buona lettura.

Puoi raccontarci il motivo del vostro viaggio in Cile?
Non è la prima volta che viaggio in America del Sud, ma non avevo mai visitato il Cile. È una Nazione dalla geografia complessa, stretto com’è tra l’Oceano Pacifico e le Ande. Una Nazione molto interessante, in sviluppo (con un tasso di sviluppo di circa il 6 %) con diverse sfide da affrontare. Le città (ho visitato Santiago, la capitale, e Valparaiso) sono molto vivaci, ci sono bambini, giovani, moltissimi, in numero che in Italia non vediamo più.

Popolazione interessante, di buona alfabetizzazione. Una nota: abbiamo trovato il wifi quasi ovunque, anche in piccoli bar sulla strada o nelle trattorie sull’Oceano non particolarmente ricche.

Fino all’apertura del Canale di Panama, Valparaiso (la seconda città del Cile, sul Pacifico) è stato il primo porto sul Pacifico dell’America del Sud. La nuova rotta attraverso il Canale di Panama ridusse notevolmente il traffico marittimo, ma nell’ultimo decennio la città di Valparaiso ha vissuto un fiorire di attività turistiche e culturali molto interessante. È una città piena di colori (in questo sembra un poco la Riviera Ligure, con le casette colorate che coprono le colline, strade in pendio impervio, e affreschi per le strade), molti festival di musica e cultura e una vivacità e allegria piacevolissime.

Qual è il ruolo di SdR nel progetto WOW?

Sono stata in Cile dal 14 al 19 marzo scorso, per il progetto WOW! (World Skills of World Youth for better employability), co finanziato dal programma Erasmus Plus (Capacity Building). Tra Santiago del Cile, Valparaiso e San Felipe si è svolto il secondo incontro transnazionale del progetto, e abbiamo lavorato con i colleghi partner del Cile, Bulgaria, Romania e Turchia.

WOW! ha come capofila il Center for Creative Training Association della Bulgaria, ed è dedicato a realizzare dei passi avanti nella European Digital Agenda soprattutto per quello che riguarda le nuove professioni. WOW! è dedicato a sviluppare materiali e strumenti per fornire ai giovani le competenze necessarie per la loro professione nel mondo di oggi.

È un progetto creativo, perché ci chiede di progettare dei corsi dedicati a giovani formatori di giovani. Obiettivo dei corsi, o laboratori che siano, è quello di presentare a dei giovani formatori dei problemi nella forma di scenari, problemi che sono quelli che tutti i giovani stanno affrontando quando iniziano a cercare lavoro, o quando cercano di immaginare la loro professione. Oggi non bastano competenze specifiche per lavorare (quando si sia così fortunati che le competenze possedute permettano di trovare un impiego): occorrono altre capacità, come quelle relazionali, la flessibilità di cambiare mansione rapidamente, di imparare rapidamente passando magari da una disciplina all’altra, da un settore a un altro; la capacità di lavorare in gruppo, di cercare risorse e documentazione in rete con accuratezza; e soprattutto di vedere lontano, o medio lontano, per capire dove vada il mondo. In questo, le tecnologie digitali possono aiutare: ma, occorre saperle usare bene.

Gli scenari educazionali di situazioni reali (in simulazione artistica) che svilupperemo in WOW! sono ispirati alla metodologia di insegnamento che si chiama Suggestopedia, sviluppata dallo psicoterapista bulgaro Georgi Lozanov.

Lozanov aveva indentificato tre blocchi all’apprendimento:

  • la barriera “logico-critica”, prodotto di un ambiente scolastico rigido, e delle esperienze negative vissute da bambino come i voti, le pagelle, gli esami;

  • la barriera “intuitivo-emozionale” che influenza chi non ha fiducia nelle proprie capacità, sfiducia rafforzata da stereotipi o pregiudizi;

  • la barriera della fatica: mi blocco – o non inizio neppure – perché apprendere non è né facile né divertente.

La Suggestopedia, nel progetto, è stata impiegata per progettare scenari di apprendimento positivi, allegri, globali, dove tutti abbiano un ruolo attivo.

Quali sono le tue impressioni personali sulla realtà cilena, soprattutto dal punto di vista del rapporto con la tecnologia?

Ho visto molte persone, giovani e meno giovani, con smart phone, notebook e tablet. Come ho detto, quasi ovunque c’è il wi fi – almeno, nelle città – il che è già indicativo. I colleghi cileni ci hanno detto che la sfida del Cile oggi è precisamente di innalzare il livello di alfabetismo digitale, e soprattutto di riorganizzare gli ambienti con tecnologie moderne. Una nota: gli intrecci – intrichi – di cavi elettrici che ho visto a Valparaiso mi hanno molto incuriosito.

Cosa ti ha colpito maggiormente di questa esperienza?

Moltissimo. Ma, per me che sono appassionata di montagne, vedere l’Aconcagua (oltre i 6mila, 6962 m, quasi un 7mila) ha emozionato moltissimo.

Puoi riassumere il viaggio in un’unica parola?

Chill

(ma devo spiegare) La parola inglese “chill” vuol dire “freddo”, ma un po’ di più, direi “colpo di freddo”, come, appunto, nel “wind chill”, un indice che misura la temperatura che percepiamo per effetto del vento. Alcuni etimologi sostengono che la parola chill derivi dal termine Quechua chin, “freddo”.

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