Storie Abissali

I robot abissali costruiti oggi
I robot abissali costruiti oggi

All’inizio delle vacanze estive vi avevamo salutati con un post dedicato all’ultimo laboratorio del centro estivo Arci a Camogli, un incontro importante perché conclusivo di un percorso pieno di stimoli e di creatività.

Oggi torniamo con la stessa attività, declinata però in “chiave docente”.
Cosa significa? Significa che il pubblico con cui ho trascorso una mattinata non era costituito, come al solito, da un gruppo di ragazzini e ragazzine in età scolare, ma da sette insegnanti, provenienti dalla scuola primaria, secondaria di primo grado e in un caso anche materna.

La lezione di oggi era incentrata sulla realizzazione di piccoli robot, assemblati con materiali di recupero e con i componenti elettrici semplici che siamo ormai abituati ad impiegare: pinze coccodrillo, pile, led e motorini.
La “missione da compiere consisteva sia nella progettazione sia nella costruzione, sia nel brainstorming iniziale sia nella spiegazione finale”. L’obiettivo che volevo raggiungere nell’ora abbondante a mia disposizione prevedeva, infatti, che ogni docente avesse il tempo di ragionare su come fosse possibile declinare l’attività proposta sulla base delle sue materie: può un insegnante di storia, o di italiano, introdurre la robotica nella sua didattica?
Vediamo cosa hanno pensato i docenti con cui ho avuto il piacere di lavorare questa mattina.

Già dalla foto scelta per il post si può intuire che tutti i i tre gruppi hanno optato per degli assemblaggi piuttosto audaci e vistosi, ma solo in un caso l’ispirazione è stata offerta dal libro sulle creature degli abissi che avevo portato in consultazione.
[Come sapete, questo tipo di laboratorio può essere facilmente adattato agli argomenti che si preferiscono: la fauna locale, la flora, gli abitanti di un ecosistema o di un ambiente particolare, che magari si sta affrontando in classe non solo nell’ora di scienze ma anche in quella di geografia]

Il primo gruppo di insegnanti, composto da Laura, Stefano e Marco, ha scelto di costruire due creature luminose, prendendo notevole spunto dal libro e ironizzando molto sul nome scelto per gli animali (I Marotta degli abissi). Dal momento che Stefano e Marco sono docenti di Italiano abbiamo discusso su come avrebbero potuto applicare questa attività robotica durante le loro lezioni: la risposta comune è stata la parola storia, sia partendo dalla manualità per giungere alla scrittura (inventato un personaggio immaginario, se ne traccia la storia) sia dedicandosi ad un vero e proprio storyboard. Laura, invece, in quanto docente di scuola materna, ha trovato molto interessante il massiccio coinvolgimento della fantasia, componente indispensabile del  laboratorio, che è risultato essere ben applicabile anche in spazi ristretti, a differenza di altre attività di robotica già affrontate e più complicate in mancanza di spazi.

Graziella e Laura hanno costruito un pesce molto colorato, letteralmente Multicolorfish.
Inventando un acrostico per il nome, hanno introdotto l’importanza delle parole e del loro uso e, grazie alle diverse competenze (una insegna scienze e l’altra educazione tecnica e arte) hanno realizzato un pesce in movimento dall’aspetto estetico curato, provando comunque a immaginare delle applicazioni alternative per le componenti elettriche. Perché, ad esempio, non sfruttare la trasparenza di alcuni tipi di carte colorate (la carta velina su tutte) per ragionare su come la luce di un led potrebbe essere modificata se schermata adeguatamente?

Elisa e Marina, infine, hanno chiamato il loro pesce motorizzato Memento e dietro a questo nome hanno tracciato una storia: partendo da un difetto dell’animale, incapace di illuminarsi come i suoi simili utilizzando una lucina sul capo, ma dotato di una accesa dentatura, hanno raccontato del giorno in cui tutte le creature abissali si sono improvvisamente spente, ritrovando comunque la strada di casa grazie ai denti luminosi di Memento: un incoraggiamento, dunque, a non dimenticare mai quello che conta davvero.

Per quanto mi riguarda, questo è stato un bellissimo rientro al lavoro.

 

 

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