Forme

1375156_10151655640191088_961500394_nDa tempo mi occupo di “design”, anche se non so disegnare e nemmeno costruire.
Rifletto sull’importanza della forma e della sua influenza sul contenuto, lo hanno fatto grandi designer ma credo che l’interazione fra forma e contenuto debba essere studiata anche dal punto di vista didattico.
Mi è capitato di seguire su internet uno spot di un hamburgeria gourmet appena aperta a Milano. Frequentata da hipster e radical chic, da coloro che ci sembrano molto lontani dal cliché del Mc Donald.
Durante la cena, hamburger gustosi venivano serviti con impiattamenti degni di una cucina attenta ed elegante.
Ospiti felici e soddisfatti fino a quando con un colpo di scena viene svelato che la cena era tutta targata Mc Donald non con prodotti speciali ma con i soliti hamburger che vengono nei negozi dalla grande M gialla.
Il video che vi ho raccontato colpisce nel segno e fa comprendere come spesso ci facciamo ingannare dalla forma, che interferisce con il contenuto cambiandolo radicalmente.
Ma nella didattica può avvenire? Negli anni ho visto docenti ed educatori diventare bravissimi attori, capaci di entusiasmare i propri studenti, il proprio “pubblico”.
Mi sono sempre chiesto: ma queste forme di didattica/esposizione sopraffine servono?
MI sono sempre risposto bonariamente che servono a ispirare.
A condurre, ad avere curiosità.
La didattica è teatro ma basta tutto ciò? Non basta lo show della chimica o della robotica per affermare che facciamo didattica. La forma della didattica pur accettandone la spettacolarità necessita di continuità e di ascolto.
Le lezioni sono tante e i docenti devono mettersi in ascolto, diventa importante il “non detto”. il gesto, lo sguardo.
Una didattica che torna alla realtà, senza perdere entusiasmo nella continuità.
Spesso mi sembra di essere di fronte solo all’entusiasmo degli inizi, degli albori. Ma per consolidare metodologie valide e utile c’è bisogno di continuità.
E’ questa che stiamo provando a portare nei nostri corsi e incontri.
Nel corso per docenti delle scuole liguri abbiamo creato l’assistenza via skype. Non vi dico che fatica! Ma ogni volta che io e miei colleghi conduciamo un incontro più privato,  più intimo capiamo che non servono solo ispirazione e coinvolgimento per innovare la scuola.
Serve fatica, serve lottare con istituzioni  e burocrazie. Serve non demordere senza perdere il sorriso.
Serve non fermarsi e continuare a innovare la didattica, migliorandola senza affezionarsi a teorie o metodi che il tempo modifica irrimediabilmente.
E’ una sfida non semplice, che mi porta spesso a tormentarmi con i metodi che proponiamo. Che cambiano in base alle persone. Quasi mai in base agli oggetti, alla tecnologia usata.
Serve fare gruppo ma non ghetto. Serve coinvolgere chi non ci crede, serve far sì che una didattica nuova non sia una questione di fede. Ma una questione pratica. O si migliora o niente.
E’ una missione faticosa, che abbiamo sposato. Per unire forma e contenuto, per raggiungere l’obiettivo, ambizioso e forte, di cittadini consapevoli e creativi. Dubbiosi e curiosi. Rispettosi e rivoluzionari.
Consapevoli di sé e degli altri.
Un sogno che prima di istituzioni moderne ha bisogno di migliaia di insegnanti pronti a non smettere mai di insegnare e di imparare.

 

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