La mia esperienza di giudice alla FLL

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Oggi ospitiamo nello spazio Zio piccolo bit un post di Rossella, uscito sul suo blog l’anno scorso in occasione della FLL 2014.
Questo articolo capita proprio al momento giusto e vi offre l’opportunità di osservare con un ulteriore sguardo i tanti e diversi aspetti della manifestazione.
Buona lettura!

Quando mi è stato chiesto di far parte della Giuria per le Qualificazioni Interregionali della First Lego League Italia (FLL) a Cuneo, ero appena entrata nel Gruppo di Scuola di Robotica ed avevo avuto occasione di vedere solo pochi laboratori su bambini e robot.
Colta dall’entusiasmo mi sono chiesta: “Ma che cosa è la FLL?
Sono andata subito a cercare su internet per capire di cosa si trattasse:
[…] E’ un vero e proprio campionato a squadre, tra giovani ragazzi che progettano, costruiscono e programmano robot autonomi. Ogni team è composto da non più di dieci ragazzi, tra i nove e i sedici anni e almeno un tutor adulto […]
dal sito ufficiale
“Come potevo valutare i ragazzi con le mie nuove e poche conoscenze?”
La riunione con il Gruppo ha reso tutto più chiaro, mi avevano assegnato la Giuria Core Values, dovevo osservare l’affiatamento della squadra durante lo svolgimento di una “prova al buio” al loro assegnata.
Il laboratorio consisteva nella costruzione in 9 minuti di una lanterna o di un “robot” (difficoltà data a seconda della composizione di età del gruppo), utilizzando un kit elettronico (LittleBits) che non avevano mai visto, elementi LEGO e materiali di recupero.
Stabilito così, modi e tempi della prova, il nostro dubbio era sulla comprensione e fattibilità di riuscita in così poco tempo. Per evitare qualsiasi disagio emotivo, abbiamo deciso di dire ai ragazzi che non era importane il risultato, ma la collaborazione di gruppo.
A valutare insieme a me le squadre ci sarebbe stata un’insegnante con esperienza su questo tipo di dinamiche.
I risultati sono stati al di sopra delle nostre aspettative, i ragazzi in così poco tempo:
– Intuivano i pezzi occorrenti al funzionamento dell’oggetto da ideare.
– Riuscivano a trovare le soluzioni più diverse a problemi di progetto lavorando in team.
– L’età non aveva importanza, bambini di 9 anni davano indicazioni corrette ai più grandi.
– Alcuni gruppi adempivano alla prova prima del tempo stabilito.
– I gruppi che si divertivano di più, scoprivano più elementi e funzioni da combinare.
Una mia osservazione personale è stata la percezione del “design” visto dai ragazzi, non come estetica, ma come forma/funzione che non sempre questa era così immediata. Capitava, durante la progettazione, che il gruppo costruisse un oggetto piuttosto grande per unirlo alla parte meccanica del motorino di piccole dimensioni, con il risultato che il “robot” creato non aveva movimento visibile perché dovuto alla sua “pesantezza” e dovevano ricominciare da capo.
Questa esperienza è stata per me estremamente formativa, i ragazzi mi hanno dato tanto, ho imparato da loro e con loro.
Grazie…

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