Il mio primo laboratorio con ScratchJr

10702229_10152445234251088_1024218955307192690_nSabato scorso all’interno del corso “Code your Robot” ho sperimentato per la prima volta in un piccolo laboratorio con bambini e bambine  fra i 7 anni e gli 11.
Ecco cosa è andato e cosa non è andato.
Sono andate bene le seguenti cose:
– la personalizzazione che ScratchJr permette di mettere il proprio volto nei personaggi proposti, di inserire un numero illimitato di suoni registrati direttamente dall’iPad e di cambiare facilmente i colori dei soggetti già proposti.
– comporre le prime animazioni è molto intuitivo: le icone di movimento sono molto semplici e questo permette di potersi subito cimentare nella rappresentazione di una storia animata pur conoscendo poche icone.
– stimolo allo storytelling: per le due caratteristiche di cui sopra lo storytelling nasce in maniera spontanea e i bambini hanno voglia di raccontare storie.
Grazie a queste “cose che vanno” siamo riusciti a creare in poco tempo molte storie diverse fra loro: i nostri aeroplani hanno fatto voli sulla luna, in Antartide e nella jungla consentendoci di immaginare nuove storie ogni volta che facevamo un passo avanti dal punto di vista della programmazione.
Ed ecco “le cose che non vanno” o per essere meno assolutisti “che non sono andate”:
– troppo individuale il lavoro: l’ipad e l’impossibilità di collegarsi a hardware esterni non permettono un vero e proprio lavoro di gruppo. D’abitudine fondo ogni mia lezione sulla capacità di crescere e cambiare in gruppo ma ho capito che al momento i metodi escogitati per lavora non consentono di invitare al lavoro di gruppo. Questo effetto nello Scratch per computer non si ha dato che è più facile condividere lo stesso computer ed è possibile collegarsi ad hardware esterni.
– il gap di linguaggio: il corso che ho condotto sabato e domenica voleva portare i partecipanti da scratchjr a scratch su computer, uno dei problemi rilevati è il cambiamento di colore nell’uso delle icone. Stesse icone nei due software hanno colori diversi, questo complica il passaggio perché inserisce un “misunderstanding” cognitivo in cui spesso i partecipanti danno maggiore importanza al colore che al senso delle cose.
Per cui il passaggio da un software all’altro è stato poco naturale.
Ovviamente le due “cose che non vanno” possono essere migliorate usando diversi metodi di presentazione da parte del docente e su questo argomento cercherò di migliorare nelle prossime lezioni!

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