Il galleggiamento, questo sconosciuto!

10577086_10152231911981088_1742710283237302826_nOggi proviamo a inaugurare una serie di post dedicati alle parti più pratiche dei nostri laboratori, quelle in cui la scienza si mescola al gioco e tutto si svolge letteralmente tra le mani dei  ragazzi.
Uno dei laboratori di SDR più frequentati e apprezzati, I Robot del mare, affronta il tema del galleggiamento in tanti modi diversi, parlando di fisica, chimica, idrodinamica e usando oggetti di uso comune come la carta d’alluminio per alimenti, le uova, il sale e l’olio. Insomma, una sorta di corso di cucina per piccoli dove non si mangia nulla, non si cuoce nulla, ma si imparano un sacco di cose! Come dico sempre ai ragazzi mentre prepariamo tutto l’occorrente, gli esperimenti che fanno con me possono sempre essere riproposti a casa, mostrati a fratelli, genitori, nonni, zii e animali domestici senza che ci siano rischi o difficoltà.
Ecco quindi di seguito qualche trucco per parlare di galleggiamento ai più piccoli, cosicché anche voi che ci leggete possiate provare a giocare con noi!

Esperimento N°1
Uovo su o uovo giù?
– Occorrente:
una bacinella (possibilmente trasparente)
acqua
sale
un uovo di gallina (fresco)
– Procedimento:
Riempite la bacinella d’acqua e immergete delicatamente l’uovo…che succede? L’uovo va immediatamente a sdraiarsi sul fondo. Ma se aggiungete del sale nell’acqua? Cosa accade? Provate, dovrete metterne molto (almeno per me è sempre andata così), dovrete farlo sciogliere bene e vi accorgerete che prima l’uovo si posizionerà in verticale e poi comincerà a risalire in superficie.
– Considerazioni:
Una considerazione che si può fare riguarda per esempio il Mar Morto e la sua nota “galleggiabilità”, dovuta proprio alla grande quantità di sale contenuta nell’acqua. Potete anche far ragionare i piccoli sulle differenze tra fare il bagno in mare o al lago: dove si galleggia meglio? In ultimo potete fare riferimento all’eventualità che l’uovo utilizzato non sia fresco: cosa accadrebbe in questo caso? L’uovo galleggerebbe anche in acqua dolce, perché la bolla d’aria formatasi al suo interno con l’invecchiamento funzionerebbe come una sorta di “vescica natatoria”. Ma che cosa è la vescica natatoria? Noi l’abbiamo? Come funziona? Si potrebbe, naturalmente, continuare all’infinito…i bambini di solito sono in grado di condurre una lezione dove vogliono loro, rendendola spesso molto più interessante di quanto abbiamo immaginato noi nel prepararla.

Esperimento N°2
Tre e tre
– Occorrente:
tre bacinelle (possibilmente trasparenti e uguali, possibilmente con coperchio)
tre candele piccole (rigorosamente di uguale forma e dimensione)
acqua
alcool
olio (io ne ho usato un tipo molto economico, di semi)
– Procedimento:
Riempite le tre bacinelle (bastano quattro dita di liquido), una con alcool, una con olio, una con acqua, senza che i bimbi vi vedano (potete anche farlo fare a loro e coinvolgerli dall’inizio dell’esperimento, io preferisco sempre l’iniziale effetto sorpresa per catturare l’attenzione stimolando domande e idee). Disponete i tre contenitori su un tavolo senza scoperchiarli e chiedete “cosa c’è dentro?”. Facilmente l’acqua verrà indovinata subito, più difficile sarà invece riconoscere gli altri due liquidi, ci sarà chi dirà succo di pompelmo, succo d’arancia, pipì, ma nel mio caso raramente vengono ipotizzati olio e alcool. Il secondo passaggio per l’identificazione può essere provare a stuzzicare un altro senso oltre a quello della vista: l’olfatto. Togliendo il coperchio alle bacinelle l’alcool verrà subito indovinato mentre per l’olio probabilmente dovrete svelare voi il mistero. L’ultimo punto consiste nel fare previsioni sull’immersione delle tre candele: come si comporteranno? Ognuno dirà la sua, chi sosterrà che affonderanno in ogni liquido, chi sarà convinto del contrario, chi differenzierà a seconda della bacinella. Il risultato dovrebbe vedere una candela galleggiare sull’acqua, una affondare un poco nell’olio e una precipitare completamente nell’alcool…perché?
– Considerazioni:
Questo esperimento permette di introdurre il concetto di peso specifico, il corpo immerso è infatti sempre il medesimo ma cambia il peso specifico del liquido usato, l’acqua ha il peso specifico più alto e l’alcool il più basso. Un buon metodo per spiegare questo concetto con semplicità può essere anche quello di far cadere un po’ di gocce d’olio nella bacinella con l’acqua: cosa succede?

Esperimento N°3
Foglio, fagotto o pallina?
– Occorrente:
una bacinella (possibilmente trasparente)
acqua
qualche pezzo di carta stagnola di uguali dimensioni
– Procedimento:
Riempire la bacinella con l’acqua e cominciare a creare forme diverse con i pezzi di alluminio, per esempio un tubicino, una pallina molto schiacciata, un fagottino, una barchetta, un foglio lasciato tal quale…
Immergete le varie forme nella bacinella e osservate cosa accade.
– Considerazioni:
Come si noterà facilmente, il foglio di alluminio lasciato intatto galleggia tranquillamente e va a fondo solo se ricoperto dall’acqua, anche la pallina schiacciata va sul fondo, mentre il fagottino rimane in superficie: questo accade perché l’aria contenuta in esso lo rende galleggiante. E’ la forma distesa del foglio di alluminio, invece, a permettergli di galleggiare, così come noi restiamo sul pelo dell’acqua quando ci sdraiamo a stella e facciamo più fatica se raccogliamo per esempio le gambe al petto. Sono quindi molto importanti, ai fini del galleggiamento, anche la forma dell’oggetto immerso e la presenza, al suo interno, dell’aria.

Come ultimo suggerimento vi dico di andare dal vostro pescivendolo di fiducia e di chiedergli di tenervi da parte un osso di seppia. Sarà molto utile per raccontare ai ragazzi come funziona un sottomarino!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *