SS-SDR-2014: Impossibile non imparare!

13874_10152234402266088_7871549683354088472_nE’ sabato e dopo 72 (settantadue!) ore riesco a trovare il tempo di fermarmi un attimo e dedicarmi a una delle attività che penso mi riesca meglio e che sicuramente mi rilassa di più: scrivere.
Ieri è terminata la Summer School 2014 di SDR (SS-SDR-2014), tre giorni super intensi in compagnia di 26 bambini e 18 adulti, pronti a mettersi alla prova, divertirsi, imparare, scoprire, giocare, confrontarsi, darsi da fare.
I laboratori si sono susseguiti mattina e pomeriggio e il mio ruolo era come al solito dedicato alle attività con i “piccoli” e allo scatto delle fotografie che sarebbero state la cronaca in diretta delle lezioni in corso.
Come sempre non intendo raccontare i particolari di ogni parte del programma svolto, anzi, preferisco lasciare uno sguardo generale su quello che la Summer School di questa estate ha portato con sé.
Mi piacerebbe che la vostra sensazione, leggendo questo post, fosse la stessa che ho provato io ogni volta che ho socchiuso una porta e ho sbirciato dentro, cercando di non farmi notare mentre scattavo una foto e mi allontanavo silenziosa.
Nella sala giochi hanno lavorato i ragazzi, la maggior parte delle attività dedicate a loro, infatti, richiedeva spazio, luce e ampi muri dove proiettare immagini e video. Aprendo questa porta bianca avreste visto ventisei giovani sperimentare il galleggiamento e il volo, costruire robot creativi con materiali di recupero, assemblare kit di Lego Mindstorm NXT, giocare con Little Bits, plasmare la pasta di sale e osservare NAO muoversi con lentezza ed equilibrio.
Se invece aveste sbirciato qualche stanza più in là avreste incontrato il deposito, dove decine di scatole piene di pezzi, rotoli spaziali, droni, ROV, robot di terra e campi della FLL giacevano pronti all’uso. Durante le attività indicate per i bimbi, i ragazzi più grandicelli si sono dedicati ad altri laboratori, come “Quanto sono attraente in rete?”, oppure hanno mostrato alla classe dei docenti i progetti scientifici con i quali hanno partecipato all’edizione annuale della FLL.
Una struttura così vicina al mare non poteva che essere sfruttata a pieno, se quindi ci aveste cercati mercoledì pomeriggio non ci avreste trovati dietro alcuna porta: eravamo tutti in spiaggia a pilotare il nostro robot sottomarino! Anche nei pomeriggi seguenti, complici le finestre di bel tempo, abbiamo approfittato degli spazi esterni, creando dei veri e propri percorsi aerei per i droni e manovrando Tango nel campo da basket poco distante.
Nessuna delle attività è stata però intrapresa senza che fosse introdotta da una specifica lezione teorica, come sempre a metà tra il gioco e il laboratorio, tra la parte esperienziale e la discussione condivisa. Come vola un aereo? Cosa è la propulsione? Quali problematiche di natura etica accompagnano l’impiego dei droni?, Come galleggia un corpo?, Quale legame possiamo costruire tra Little Bits e le creature che abitano gli abissi marini?, La pasta di sale conduce davvero energia elettrica? Come fa NAO a interagire con l’ambiente in cui si trova?
Ogni domanda ha spesso più di una risposta, ogni risposta può scatenare altre domande. Ogni bambino vive in un suo mondo fatto di prove, osservazioni, esperienze e il rapporto con la scienza può essere molto diverso anche tra ragazzini della stessa età. Non sempre è facile accontentare tutti, soddisfare le curiosità e le aspettative di chi ha un sogno nel cassetto così diverso da quello del compagno a fianco, per questo alle Summer School siamo spesso noi operatori a imparare davvero qualcosa. Uno degli insegnamenti più importanti che anni di lavoro con i ragazzi nell’ambito della divulgazione scientifica mi hanno regalato è chiedere. Domandare a un bambino cosa si aspetta dal corso che sta per cominciare, chiedere se aveva mai riflettuto su una problematica incontrata durante un esperimento, farsi raccontare le sue storie, il suo rapporto con la scienza, con la curiosità, il suo modo di affrontare una difficoltà o un dubbio, le sue abitudini dinanzi a cose sconosciute e nuove avventure. Perché spesso è solo una questione di approccio, di punti di vista, e nessuno più di un bambino e del suo sguardo sul mondo può insegnarcelo.

 

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