I due mostri

Questa è la storia del laboratorio che abbiamo tenuto presso la bellissima libreria “L’arcipelago” di Cuneo. Il laboratorio doveva legare il mondo dei libri e delle favole a quello della robotica. Sfida che da anni affrontiamo grazie all’iniziativa “Raccontare i Robot”, in cui abbiamo coinvolto esperti di fiabe, amanti di robot e decine e decine di bambini. A Maggio mi sono ritrovato con una classe di dodicenni di Cuneo alla ricerca di un libro. La favola che avevo pensato era “Mangerei volentieri un bambino” ma ritrovandomi in libreria circondato da libri sui mostri mi sono arreso.
Ho chiesto consiglio e pescato “Due Mostri” di David McKee. Un libro dalla grafica semplice, un mostro rosso e uno blu. Non si possono vedere perché vivono separati da una montagna. E così comunicano fra loro urlandosi. Dicono le stesse cose, ma non vanno d’accordo. Si insultano. Quando iniziando il laboratorio ho iniziato a leggere ad alta voce, i ragazzi mi hanno preso per impazzito e si sono chiesti cosa c’entra tutto ciò con la robotica? I due mostri litigano e dicono quelle frasi che fanno ridere, quegli insulti che tutti noi vorremmo dire, urlare al cielo quando non ci sentiamo capiti. Oltre alle urla i due mostri si gettano sassi sempre più grossi e piano piano distruggono la montagna. Le ultime pagine sono bellissime. Si trovano uno di fronte all’altro. E si guardano. Sembra una scena alla Clint Eastwood nei film di Sergio Leone. Sembra che tutto debba finire in guerra e sfida. Ma è il riconoscimento dell’altro che li blocca. Guardandosi troveranno più facile comunicare fra loro.
E diventeranno amici.
E i robot?
Subito dopo la aver raccontato la favola ho chiesto di costruire delle gambe robotiche con il LEGO WeDo. E poi di costruirci dei mostri sopra. Gli studenti si sono divertiti. Hanno affrontato vari temi, dal come ruotare le gambe, a capire come gestire il tempo in relazione alla rotazione. E poi hanno dovuto affrontare numerosi problemi strutturali. Non era facile costruire dei mostri che si autodistruggessero al primo movimento della gamba. Il laboratorio è durato quasi due ore. E alla fine tutti avevamo più voglia di leggere e creare. Più voglia di raccontare quello che è successo e quello che immaginiamo. Perché i libri ci aiutano a costruire la nostra immagine di mondo, ma il costruire è il ponte che lega l’immaginazione alla realtà. Dove scopriamo come funzionano le nostre cose al di fuori delle nostre leggi. Il costruire è il passaggio dal mondo governato dalle nostre personali leggi al mondo reale con le leggi della fisica, della matematica, della relazione.

 

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