Nel labirinto delle misure

IMG_0266Dopo una lunga pausa riprendono i nostri incontri robotici con i ragazzi di Philos. Dobbiamo concludere la missione del labirinto. Un robot costruito con il kit LEGO Mindstorm NXT deve essere programmato per uscire da un labirinto per la cui costruzione abbiamo incontrato diverse difficoltà (fra le quali l’adeguamento della grandezza del labirinto a quella del robot). Ogni volta che facciamo questo tipo di attività scopriamo nuove fragilità e nuovi talenti. Ogni lezione diventa un modo per conoscerci meglio, per capire dove siamo veloci e dove invece abbiamo difficoltà anche nelle cose più semplici.
Ed è proprio di uno di questi momenti di cui vorrei parlarvi. All’improvviso ci rendiamo conto che uno dei nostri ragazzi non riesce a quantificare la rotazione delle ruote del robot. La maggior parte del gruppo ritiene quel concetto scontato e mostra insofferenza nell’attesa di una risposta.
La difficoltà è chiara, non riusciamo a capire la differenza fra un giro e un giro e mezzo. E ancora non riusciamo a rendere astratto il concetto.  Per esempio segnando sulla ruota un punto preciso e spostandolo, alla richiesta di far fare una rotazione alla ruota, ottenevamo sempre e solo il ritorno alla posizione iniziale con cui avevamo imparato a gestire un giro.  E’ come dire con un orologio che segna la mezza, di spostare le lancette di un quarto d’ora in avanti e trovarsi le lancette non ai 45, ma ai 15…
Come vedrete la difficoltà di questo concetto stanno nella rappresentazione, la rappresentazione fisica è semplice e immediata ma quella a parole no. E questo errore era un errore di astrazione che non riusciva a staccarsi dall’esperienza.  Mentre con le parole e con le formule è facile astrarsi e con l’esperienza è facile capire, quello che è mancato è il legame fra questi due mondi. Il legame fra ciò che ha il potere di astrarre (la parola, la matematica) e l’esperienza reale. Molto spesso nella scuola ci accontentiamo di sviluppare intelligenze meccaniche, in grado di gestire la cultura in maniera ripetitiva e non relazionale.
Alla base dell’autismo spesso ritrovo proprio la mancanza di capacità “relazionali” non solo con le persone ma proprio nel riuscire a mettere in relazione mondi diversi. E allora mi sembra di essere in un labirinto dove è difficile trovare l’uscita, che in questo caso si chiama “relazione”.
Ed è su questo che i nostri laboratori robotici possono essere d’aiuto, a mettere in comunicazione l’astrazione con la realtà, in un iter continuo e mutevole che consenta di modificare la nostra esperienza e il nostro pensiero.

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