Il robot rosa

999911_10151839789191088_1586630138_nQuando seguo un laboratorio di SDR, una delle domande che mi viene posta più spesso riguarda la mia formazione:
“Ma anche tu sei ingegnere meccanico?”
“Quale università hai frequentato? Informatica?”
“Studi robotica?”
La risposta che sfodero prontamente, insieme ad un sorriso a cinquantaquattro denti, è NO.
Quando poi entro nel dettaglio e racconto di essere dottoranda (anzi, ormai dottorata) in chimica, il mio interlocutore, di solito un genitore curioso o un insegnante alla ricerca di informazioni utili, mi guarda perplesso e inclina un poco la testa. Nella migliore delle ipotesi la domanda successiva è “E come mai sei finita qui?”, in questo caso rispondo con orgoglio che ho frequentato il Liceo Classico, mi sono iscritta a Conservazione dei Beni Culturali, mi sono laureata in Metodologie per la Conservazione e il Restauro dei Beni Culturali e sono approdata, dopo mille altri lavoretti ben poco simili tra loro, a Scuola di Robotica. Com’è possibile? Si tratta forse di un ripiego? Pecco per caso di superficialità? Credo di no. Ho varcato la soglia del laboratorio di SDR ormai quasi tre anni fa, effettivamente alla ricerca di un lavoro per arrotondare. La mia precedente esperienza con l’elettronica? Nessuna, ma portavo con me anni di animazione scientifica, educazione ambientale, didattica, babysitting e tante altre attività a stretto contatto con i bambini di tutte le età.
Figlia di un’insegnante di matematica e di un radioamatore appassionato di tutto ciò che potesse anche per sbaglio contenere un transistor o un circuito stampato, ho visto numeri e fili elettrici per tutta la vita. Facile immaginare perché fino alla soglia dei venticinque anni li avessi accuratamente evitati. Solo durante l’università, al momento di scegliere la specialistica da frequentare, ho imboccato il bivio dell’interfacoltà, accogliendo nelle mie giornate anche la fisica, la chimica e la scienza. Da quel momento non mi sono più fermata, nel senso che non mi sono più posta limiti. Ho continuato ad alimentare il mio amore nemmeno troppo nascosto per la biologia e la botanica senza mai abbandonare la scrittura, l’arte e la letteratura, vere passioni di una vita. Quindi, tornando all’inizio, che ci faccio io a Scuola di Robotica? Metto in pratica questo spirito, questa visione a 360 gradi, questa voglia di andare oltre alle cose complicate cercando di spiegarle con un disegno, un sorriso o una piccola storia. Un robot è fatto di ingranaggi, ogni bambino lo sa, il mio compito è quello di andarli a cercare con lui, smontarli, toccarli con le mani, confrontarli con ingranaggi più comuni e complicati, come quelli che strutturano un pensiero, che regolano un’azione, che compongono un’idea. Stimolare la voglia di capire come funziona una cosa, come si muove un oggetto, quanti e quali usi possono avere una rotella, un pulsante, un’elica oppure un semplice phon e un palloncino. Per fare questo, per prendere la mano di un bambino e condurlo davanti ai suoi dubbi occorre anche allacciare la scarpa del più spavaldo che si vergogna a chiedere aiuto, accompagnare al bagno la piccola del gruppo, versare un bicchiere di succo al momento della merenda, regalare una carezza davanti a un fallimento. Per fare tutte queste cose non serve essere ingegnere, né sapere ogni dettaglio sulle ultime novità tecnologiche, è sufficiente rimanere curiosi e non fermarsi davanti a ciò che non si conosce. Per questo penso che la robotica sia per tutti, per i più grandi come per i più piccoli, per i maschi come per le femmine, per gli ingegneri come per le ballerine.

P.S. Il titolo del post è un omaggio a tutte le donne che di SDR fanno parte ogni giorno, a cominciare da Fiorella per passare a Gaia, Silvia e Rossella.

2 pensieri riguardo “Il robot rosa

  • 20 febbraio 2014 in 9:12
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    Bel post, verissimo! La robotica dovrebbe divenare patrmonio di tutte e tutti, così da liberarla dai miti del passato, come quello dei robot che si ribellano, o che amano come gli umani, o che provano emozioni cone gli umani; per diventare una disciplina che raccoglierà tante idee da tante specialità. E più donne se ne interesseranno, meglio sarà :-))

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