In the bubble

bubbleBolle di Sapone. Mi trovo ad Ankara per una conferenza sul settore educativo per la prima infanzia. A me e a Fiorella hanno chiamato per parlare di Robotica Educativa, con un piccolo approfondimento sull’autismo.
Io sorrido sempre quando mi chiedono che didattica speciale usiamo con i nostri ragazzi autistici. Sorrido perché è sempre la stessa. E’ la didattica che da stasera chiamerò delle bolle di sapone. E’ la didattica dove il docente sogna di far crescere chi ha con sé. Non di fronte, ma vicino. E’ la didattica dove si cresce insieme e si cambia. “In the Bubble” lo dicono i piloti di aereo quando l’aereo è in sicurezza. Nella crescita di ognuno, come individui, cerchiamo continuamente quell’equilibrio con noi stessi.  Quella sicurezza. Per poter dire che siamo in the Bubble. Molti di noi cercano quotidianamente questa condizione, mentre altri come me hanno rinunciato, felicemente. In una delle prime conferenze che ho tenuto sull’autismo, Simonetta di Philos mi raccontò che i ragazzi autistici sono come delle bolle, impermeabili al mondo esterno, e quando questa bolla esplode fa molto male. Nella mia esperienza nelle scuole , ogni studente è una bolla. Una bolla diversa dalle altre. MI è capitato di partecipare a progetti di informatica e di robotica. Ogni volta che abbiamo dato un computer a uno studente la bolla, la sua bolla si è ingrandita e succede in particolar modo con alcuni ragazzi autistici. Grazie al computer il loro interesse al mondo cresce. Ma la bolla è ancora impermeabile. Mi sono reso conto allora che è necessario introdurre strumenti che non possano funzionare senza collaborazione. Studenti portatissimi alla programmazione magari non saranno bravi a montare il robot e così dovranno iniziare a percepire l’altro, al di fuori di sé. E’ un viaggio pieno di dolore questo, e di scoperte, e di gioie. Si scoprono i talenti dei propri amici, dei propri vicini e se ne scoprono le debolezze.
Ed è qui che dobbiamo intervenire come docenti, dobbiamo permettere che le bolle piano piano esplodano con il minor dolore possibile, dobbiamo permettere ai nostri ragazzi di creare, di essere liberi di esprimersi, di essere in grado di realizzare qualcosa che rimane, che va curato, che si modifica. Permetteremo dunque a quelle bolle di giungere al momento più magico della bolla, l’esplosione. Il cambiamento.
Spesso difendiamo i nostri studenti dal cambiamento. E invece dobbiamo educarli a cambiare. Altro che in the bubble! Bisogna far esplodere le bolle e mettere in comune talenti e fragilità senza paura, insegnando il rispetto delle fragilità altrui e il riconoscimento delle potenzialità.
Dobbiamo costruire una società così. In cui le bolle siano preparate ad esplodere.

p.s In the bubble è il titolo di un bellissimo libro su Design di John Tackara

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