Mappe

1186333_10151584860851088_144116083_nSono al corso con i miei ragazzi che apprendono in maniera diversa.  Io sono arrivato in ritardo, una serie di contrattempi non mi hanno fatto arrivare puntuale, ma c’è chi è ancora più in ritardo di me. Per ingannare l’attesa, offro del cioccolato a tutti. E’ un cioccolato speciale, porta il nome dell’associazione di volontariato di cui faccio parte e così mentre ci dividiamo la tavoletta di fondente racconto ai ragazzi le mie avventure fra ospedale, progetti ambiziosi, difficoltà e sorrisi. Mentre uno di loro spezza il cioccolato mi rendo conto che decidere in quanti pezzi dividerlo è un problema. Ci contiamo e ricontiamo ma la serenità su quel numero non c’è mai. Ovviamente i pezzi sono molti di più dei presenti e così tutti possono fare il doppio giro di cioccolato. Ogni volta che mi metto in gioco con loro comprendo che l’estrema diversità di concepire il tempo, i numeri e le quantità è la vera difficoltà. Spesso mi viene da pensare che le relazioni non siano basate sulla capacità di narrazione (sviluppatissima nei miei ragazzi) ma sulla capacità di comprendere le quantità e le intensità.
Suonano al campanello, è il mio studente ritardatario. Entra, non mi saluta e non mi guarda.
Esordisce con “alle scuole elementari mi hanno insegnato la geografia con le mappe di tutto il mondo, so dove si trovano le più piccole nazioni del globo, mi hanno insegnato a riconoscerle. Ma non mi hanno insegnato come è fatta la mia città. Non mi hanno mai fatto vedere una piantina di Genova. Mi sono perso scusatemi”.
Il mio studente ritardatario entra così, senza guardarmi gli occhi e parlando senza prendere fiato. Senza misura, a grande velocità.
Mentre parla mi ricordo di quando mettevo i nomi delle città sulle piantine mute, mi ricordo di quando coloravo le piantine. Ma anche io non mi ricordo nulla su Genova e sui suoi mille vicoli. Non mi ricordo che qualcuno mi abbia mai insegnato a girare per la mia città, ad esplorarla e ad ammirarla.
Torno velocemente alla realtà, ora sono tutti pronti. Tranne me e il mio mac, che si impalla, saranno i pochi giga liberi sul mio hard disk.
Iniziamo a parlare del forno del dodo, ne registriamo i suoni. Di alcuni di loro mi colpisce la memoria per cose dette almeno un anno prima.
Siamo su Scratch e stiamo costruendo la storia del forno per dodo. Sulla narrazione siamo imbattibili, ma appena metto in gioco i numeri, tutto cambia.
E iniziamo a lottare. Con il tempo e le quantità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *